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Richard Stallman, Free-Software, LLMs e altro

Guarda su YouTube → 2:15:45 17 ottobre 2025

Descrizione

Una live non strutturata in cui si parla di varie cose: richard stallman che è venuto in sapienza a fare una lezione, gli LLM e la stabilità economica delle società di AI, Emacs, anche un po sul lavoro, ed in generale sull’importanza del free softwate. Se vuoi supportare il mio lavoro! - https://www.patreon.com/hexdump Se vuoi imparare la Web Application Security: - https://www.udemy.com/course/practical-wapt/?referralCode=15450B3828BA5A3B23CB Se vuoi imparare la Linux Privilege Escalation: - https://www.udemy.com/course/linux-privesc/?couponCode=33738F67D2C09EB25600 Se sei interessato ai miei servizi di formazione: - https://esadecimale.it

Commenti 5

I commenti vengono da YouTube e sono aggiornati periodicamente.

  1. @LucaCanali 18 ottobre 2025 1
    Persa anche questa sia live che interveto di Stallman 🤪 ... tutti lo definiscono molto estremista ma, vedendo anche dove sta andanto l'umanita, io trovo che sia sempre sul punto e tenendo il punto da un enorme valore aggiunto a noi che non possiamo, per voglia, tempo o altro, queste persone sono fondamentali.
  2. @ingdg 19 ottobre 2025
    "tutti cercano un tesoro e tu vendi le pale" 😂 quanto è vero che è così che si fanno i soldi!
  3. @Elijah_Lije_Baley 8 marzo 2026
    La storia del free software è curiosa: da un lato è complessa, dall’altro è quasi banale. Proprio questa combinazione genera, a mio avviso, un paradosso difficile da accettare, almeno per me. Capisco che a molti utenti non interessi il funzionamento interno di un programma. Non lo condivido, ma è comprensibile: l’utente medio vuole solo che lo strumento funzioni. Ciò che trovo invece problematico è quando questo atteggiamento compare tra studenti STEM e professionisti tecnico-scientifici. In questi ambiti si accettano spesso i risultati prodotti da una black box senza alcun esame critico, come se il software fosse una fonte di verità invece che uno strumento costruito da esseri umani. È facile dimenticare che anche i programmi più sofisticati, potenti, eleganti ed efficienti sono il risultato di scelte progettuali, implementazioni specifiche e inevitabili compromessi. In altre parole: dietro al codice ci sono persone, e le persone sono fallibili. Da qui nasce la mia perplessità. Come può un tecnico orientare decisioni, analisi o conclusioni sulla base di risultati di cui ignora non solo l’implementazione concreta, ma talvolta perfino i dettagli dell’algoritmo usato? In alcuni casi il modello teorico è noto anche nei software proprietari; ciò che resta opaco è la traduzione di quel modello in codice, che è spesso il luogo dove nascono errori, approssimazioni e bias. È qui che emerge il paradosso: chi dovrebbe esercitare il massimo spirito critico nei confronti degli strumenti computazionali, ossia il professionista, finisce talvolta per accettarne gli esiti con la stessa fiducia di un utente qualsiasi. E questo, per una disciplina che si fonda sulla sulla trasparenza dei metodi, è una contraddizione non banale. Per me il problema esiste e deve essere affrontato e risolto diffondendo la cultura critica e la curiosità onnivora tanto cara a Umberto Eco. Allo stesso tempo, però, le posizioni estreme in questo campo, da qualunque parte provengano, non sono modelli da seguire alla lettera. Applicate rigidamente rischiano di produrre più dogma che comprensione. La loro esistenza, tuttavia, ha una funzione utile. Se rimangono minoritarie, agiscono come un contrappeso rispetto al pensiero dominante. In termini quasi ingegneristici, potremmo vederle come una forma di retroazione negativa: introducono una perturbazione che costringe il sistema a correggere la propria traiettoria. In ogni epoca esiste una direzione prevalente (tecnologica, culturale o economica) che tende a consolidarsi fino a diventare quasi invisibile. Le voci radicali, proprio perché spingono il ragionamento ai limiti, rendono esplicite le ipotesi implicite e mettono sotto stress le convinzioni diffuse. Non sempre hanno ragione, ma il loro ruolo non è necessariamente quello di indicare la soluzione corretta: è quello di mantenere attivo il meccanismo critico. Se il sistema resta aperto al confronto, queste tensioni funzionano come un circuito di regolazione. Senza di esse il dibattito tende a stabilizzarsi troppo presto, e ciò che nasce come scelta pragmatica rischia di trasformarsi, quasi senza accorgersene, in un dogma tecnico o culturale.
    2 risposte
    1. @esadecimale Autore 8 marzo 2026 1
      Ti ringrazio per aver scritto questo commento, una lettura interessante ;)
    2. @Elijah_Lije_Baley 8 marzo 2026
      ​@esadecimale, ho scritto un secondo commento ma si è cancellato per via del link, credo. Quest'anno è stato introdotto un nuovo neologismo: epistemia. Confondere la conoscenza con la plausibilità semantica fornita da un LLM. In altre parole, a parità di ignoranza, la risposta di un LLM appare più convincente rispetto allo stesso concetto espresso da una persona (ignorante) qualunque.