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L'università ti rende un programmatore peggiore. Cosa fare?

Guarda su YouTube → 16:02 16 novembre 2025

Descrizione

Nel contesto specifico della programmazione l'università non solo non aiuta, ma potrebbe perfino danneggiare nel momento in cui riempie la mente dello studente di concetti assolutamente arbitrari e molto spesso inutili, spacciandoli come conoscenza. Il mio consiglio è pratico: analizzare attentamente l'operato della persona che vi trovate di fronte, che vi dovrebbe insegnare a programmare, e analizzate attentamente cosa ha programmato e cosa programma. Utilizzate questa conoscenza per scegliere se ha senso ascoltarlo oppure no. Molto spesso, purtroppo, non ha senso. In questi casi, è meglio non ascoltare, preservando il proprio stato di "principante". Se vuoi supportare il mio lavoro: - https://www.patreon.com/hexdump Se vuoi imparare la Sicurezza Informatica: - https://www.udemy.com/course/introduzione-software-security/?couponCode=PSLASHQTWODASHQFOUR Se vuoi imparare la Web Application Security: - https://www.udemy.com/course/practical-wapt/?referralCode=15450B3828BA5A3B23CB Se vuoi imparare la Linux Privilege Escalation: - https://www.udemy.com/course/linux-privesc/?couponCode=33738F67D2C09EB25600 Se sei interessato ai miei servizi di formazione: - https://esadecimale.it

Commenti 142

I commenti vengono da YouTube e sono aggiornati periodicamente.

  1. @Santoriu 16 novembre 2025 40
    Da universitario devo ammettere che questo ragazzo ha ragione, se dovessi fermarmi agli insegnamenti che mi danno a lezione penso che sarei un programmatore davvero mediocre. Per fortuna la mia curiosità mi ha fatto trovare molti canali YouTube pieni di progetti interessanti come il tuo, Salvatore e altri italiani e non. Grazie e continua cosi
    3 risposte
    1. @matteorenzulli2434 17 novembre 2025 1
      Puoi elencarli gentilmente? Anche quello che ha citati lui mi sfugge
    2. @esadecimale Autore 18 novembre 2025 3
      @matteorenzulli2434 Tsosing Live, Casey Muratori, Jonathan Blow
    3. @kiiro772 8 marzo 2026
      ​@esadecimaleJonathan Blow nominato. Grande.
  2. @gregorio7738 16 novembre 2025 43
    Consiglio vivamente ad ogni studente di informatica, ma anche ai programmatori di professione, di contribuire a progetti open source difficili o molto usati (come database, sistemi distribuiti, orchestratori, sistemi operativi, proxy, load balancer, ecc...), ho sempre trovato l'open source una grandissima forma di apprendimento, vedi e metti mano su progetti spesso fatti da dei programmatori eccellenti, da cui indirettamente impari come sviluppare e progettare un software molto articolato. Sono molto d'accordo su quanto detto sull'esame di ingegneria del software, l'unico modo per imparare a programmare e programmando, in particolare programmando cose via via sempre più articolate.
    5 risposte
    1. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 4
      Esatto, questo è un ottimo consiglio, e ci voglio fare degli approfondimenti in futuri video, includendo qualche mia esperienza personale. Ottima osservazione
    2. @weishaupt59 17 novembre 2025 9
      ​@esadecimale Sarebbe molto utile un video su come affrontare l'analisi di un progetto open source. Sono uno studente di ingegneria informatica, mi piacerebbe iniziare a contribuire a progetti open source ma mi sono spesso imbattuto in documentazioni poco esaustive e trovo difficile avere una visione d'insieme di un progetto che non conosco.
    3. @reneffx 17 novembre 2025 2
      @weishaupt59 Ti direi di non 'forzare' il contribuire all'open source, puoi contribuire se utilizzi un progetto open source e magari trovi qualche bug, qualcosa che non va. Inoltre, penso che per saper contribuire ad un progetto open source complesso devi saper costruire qualcosa di complesso, cosi' da sapere dove andare a parare.
    4. @davidetagliabue9086 17 novembre 2025
      Mi ricordo l' esame di ingegneria del software di 25 anni fa, tutto reti di Petri e altre cose astruse: zero praticità
    5. @AntonioPaganoPA 18 novembre 2025 2
      @davidetagliabue9086 reti di Petri.... mi è scappata una lacrima.... quanta roba complessa e inutile 😪
  3. @alarmfox 16 novembre 2025 8
    completamente d'accordo, ma non so quanto sia applicabile all'Italia, ma a Napoli è questa la narrazione: lezioni di ingegneria del software fatte per due ore di slide su slide. Programmazione insegnata sull'aprire un'editor e premere play per lanciare la solita classe Cane che eredita da Animale ecc, ma soprattutto l’atteggiamento di superiorità nei confronti dei programmatori come se loro fossero grandi pensatori che non si abbassano a certi livelli
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 7
      Ogni esperienza merita di essere ascoltata e racconta di un disagio in realtà distribuito nel territorio. Il fatto è che non ci sono proprio luoghi di discussione, e se uno si lamenta nella propria realtà locale ti prendono per matto / fastidioso
  4. @alessiotucci0 16 novembre 2025 3
    Io ho imparato a programmare con C, nudo e crudo, mi ricordo quando ho dovuto impare c# in un corso finanziato dalla regione (di dubbia qualità) ho avuto molte difficoltà a capire il perché della OOP (in particolare le interfacce, classi astratte etc). Ho iniziato a capire la sua utilità quando ho letto un capito dell' libro "the Essence of artificial intelligence" venivano spiegati i modi in cui si può descrivere la 'conoscenza' e c'erano in effetti dei principi della OOP.
  5. @ytmalacore 17 novembre 2025 2
    Ovviamente l'esperienza cambia molto a seconda dei docenti, la sbornia OOP è una cosa fine anni '90 - inizio 2000, non mi pare sia totalmente così oggi in giro tra le uni.
  6. @massimofedrigo5426 18 novembre 2025 16
    Ho conseguito una laurea triennale in informatica, ma durante tutto il percorso accademico ho avuto la sensazione di non sfruttare davvero il mio tempo. Le materie dichiaratamente “informatiche”, come basi di dati, sistemi operativi o programmazione orientata agli oggetti, risultano sospese in un limbo: non abbastanza tecniche da essere utili subito, né abbastanza teoriche da offrire una base solida. Come si suol dire, non sono "né carne né pesce". A questo si aggiunge una didattica spesso disfunzionale: abbondanza di teoria imprecisa, poca applicazione pratica, esempi ridotti al minimo. Paradossalmente, studiando in autonomia testi specialistici e contribuendo a progetti open source, si impara di più e meglio. Le uniche materie che ho percepito come realmente formative sono state quelle con un impianto matematico rigoroso: fondamenti di informatica, algoritmi e strutture dati, logica matematica. La loro struttura logica e la coerenza interna le rendono disciplinatamente esigenti, lontane da quelle pseudo-materie costruite per non essere né troppo tecniche né troppo astratte. Questa constatazione mi ha spinto a proseguire gli studi con una magistrale in matematica computazionale. L’informatica, per come viene insegnata oggi, non forma realmente professionisti: è la pratica che lo fa. La matematica invece, quella necessaria per sostenere un colloquio con una big tech o per lavorare in ambiti di ricerca e sviluppo che definiscono la frontiera dell’informatica, dal quantum computing alle nuove generazioni di modelli di machine learning, si apprende solo attraverso un percorso universitario strutturato. È lì che si costruisce la cassetta degli attrezzi teorica indispensabile per contribuire a ciò che ancora non esiste e che definirà il futuro del settore.
    2 risposte
    1. @giacomobonomelli 11 febbraio 2026 1
      in quale università è presente il corso magistrale in matematica computazionale?
    2. @massimofedrigo5426 11 febbraio 2026
      @giacomobonomelli Università di Trieste. Laurea magistrale in Mathematics, curriculum in Computational Mathematics and Modelling.
  7. @michelebarbera9918 17 novembre 2025 3
    Di abse concordo con quello detto nel video, ho un appunto sulla parte finale... dove sottolinei il fatto dell'approcciarsi step by step al task da completare: in un certo senso è vero, però capita spesso che ti trovi davanti a informazioni mancanti, tempi stretti (il famoso "lo voglio per ieri") e a riscritture impossibili da fare per mancanza di risorse economiche e/o temporali. Già avere un canovaccio da cui partire, alle volte, è già tanto, non dico tutte le informazioni ben dettagliate, ci mancherebbe.
  8. @federicodiloreto7813 17 novembre 2025 1
    l'istruzione é diventata un business quando va bene un indottrinamento per un business quando va male... non solo all'universita'.il resto é tutta una conseguenza
  9. @x_KernelPanic_x 18 novembre 2025 1
    Ripetete insieme a me: Ingegneria del software e programmazione sono due cose diverse.
  10. @francespos 16 novembre 2025 3
    D'accordo su tutto. Il dogma della OOP come paradigma superiore agli altri secondo me non si limita all'ambito universitario ma è generalizzato; credo sia esploso con la nascita di Java. Sacrosanto ciò che dici alla fine: le scelte di design devono essere volte a risolvere il problema corrente. Algoritmi, strutture dati, design e architectural pattern devono essere solamente delle comodità concettuali per poter risolvere concettualmente quei problemi, mai delle scatole chiuse da gettare con leggerezza nel codice. Del resto, parliamo di antirez, uno dei migliori programmatori che conosca, che è abituato a lavorare con il C. D'accordo anche sull'approccio iterativo/incrementale per lo sviluppo del software, è impossibile progettare in toto un software da 0 senza scrivere nemmeno una riga di codice, se non nell'ipotesi del tutto astratta di conoscere perfettamente il dominio del problema, quello applicativo e di essere ingegneri assolutamente infallibili e lungimiranti. Tutti questi problemi secondo me dipendono dalla mediocrità del programmatore medio, per il quale è più comodo unire blocchi lego già pronti senza sapere bene cosa sta facendo. I risultati si vedono: hardware che evolve ma software che rallenta perché eccessivamente bloated.
  11. @lorenzotomasello714 17 novembre 2025 8
    Sto facendo il primo anno di informatica. Facendo un paragone con il corso in C di Salvatore Sanfilippo posso assicurarti che il livello di dettaglio in merito all'esposizione dei concetti centrali del C è lo stesso. Abbiamo fatto lezioni su aritmetica dei puntatori, allocazione dinamica, manipolazione di array e quant'altro in maniera dettagliata, il tutto in live coding. Sicuramente la complessità raggiunta più avanti nei video di antirez non c'è e non ci sarà , e ne comprendo anche le ragioni didattiche se vogliamo incasellare un corso nel contesto più ampio del semestre universitario. Sono inesperto e all'inizio dell'università, però per ora posso sperare bene. Giornalmente sono spinto a programmare, approfondire con i colleghi e quant'altro. I video e gli approfondimenti rimangono una benedizione ed una fetta fondamentale della crescita!
    3 risposte
    1. @PP-vp2fu 18 novembre 2025 3
      In quanto studente all’ultimo anno ti garantisco che l’università è meglio perché ti forgia a 360 gradi nella materia e nel modo di pensare, poi finché sono concetti così basilari va bene ma poi negli anni successivi ci saranno cose molto più complesse. Non è che puoi fare solo il programmatore se sei laureato in informatica.
    2. @antoniopetrachi8825 24 novembre 2025
      ​@PP-vp2fu Infatti, anche io laureato in ingegneria informatica e basare tutto su 2/3 esami di informatica che si fanno é sbagliato. Un ingegnere può fare tutto da programmatore di PLC con Ladder Diagrame affini, a progettare hardware e Sezioni aritmetiche e logiche dei microprocessori. La programmazione diguarda 3/4 esami di tutto il percorso di studi.
    3. @PP-vp2fu 25 novembre 2025
      @antoniopetrachi8825Io all’ultimo anno tra tutti i progetti che devo fare c’è anche un compilatore. Poi fra qualche mese questo ragazzo farà architettura e penso che come sia capitato a me, gli faranno fare anche micro architettura e linguaggio micro assemblativo (io l’ho fatto per la scrittura di un interprete per la cpu MIC1), oltre a molte altre cose. Il C è solo la base, ancora dovrà fare algoritmi 1 e algoritmi 2 eccetera..
  12. @ddevlab 17 novembre 2025
    Da autodidatta sono pienamente d'accordo con te. Devi studiare e mettere le mani in pasta, fare fare fare esperienza, sbagliare, scrivere scrivere e riscrivere codice. Cercare l'ottimizzazione del tuo codice e studiare del buon software scritto bene da bravi programmatori. Poi la cosa più importante è che ci vuole tanta tanta PASSIONE. Bravo, ottime riflessioni ❤
  13. @kilberggalva 17 novembre 2025
    Bel video. Attendo un tuo video che mi illumini la via verso la programmazione. Ciao buon lavoro
  14. @gabbo3a 18 novembre 2025 1
    Se devo dire la mia, non ha senso generalizzare così su tutte le università... Senza scomodare le élite degli atenei, al unito si programma tanto su progettini di dimensione media come: Simulazione di atomi o poste con processi, Compilatori di un piccolo linguaggio, Gestionale per catering, Sistemi di recensioni con micro servizi, ImplemetaIone di algoritmi vari in modo rigoroso, ecc. Alla fine programmare è una pratica come tutte le altre per migliorare bisogna fare e rifare, e si in questo unito ottimo ateneo. Poi bisogna dire che senza la teoria e la matematica si è programmatori quanto meno zoppi nel modo di pensare, per mia esperienza senza i corsi che insegnano la programmazione funzionale e i metodi formali non saprei nulla di verifica del software, una bella skil. Poi come in tutte le università ci sono i professori che hanno le loro fisse ingiustificate, però li è pensiero critico ecco.
  15. @SimoneRicco-ko7or 17 novembre 2025
    Sei meraviglioso, letteralmente one man army. Grazie per il tuo canale e per i contenuti di valore che porti!!
  16. @djteejay87 23 novembre 2025
    Ingegnere informatico classe 1987 qui. Su certe cose mi sento di darti ragione, ma per me ingegneria è stata soprattutto una forma mentis che mi è stata sempre d'aiuto nel mio percorso. Detto questo, nonostante li abbia fatti a ingegneria del software, credo di non aver mai fatto un diagramma UML nella mia carriera da programmatore... forse giusto una volta per affrontare un flusso particolarmente complicato.
  17. @VeryAngry_Chicken 18 novembre 2025 1
    Questo é un problema molto italiano. Non ricordo chi, ma avevo visto un professore che diceva che in italia si insegna ovunque come se si fosse al classico, ovvero teoria teoria e teoria…. Questo é un problema per materie ingegneristiche. Dipende poi molto dal prof poi… all’estero non è così, o comunque molto meno, ma ci arriveremo anche noi
  18. @newbite1986 18 novembre 2025
    Ciao! Ottima spiegazione e mi fa piacere vedere gente che se ne rende conto di questo grande problema delle universita. Dipende molto dai professori. Ci sono quelli che si sono fermati a 20 anni fa insegnando quel minimo din cosa e un for piuttosto che specializzare le persone. Ho fatto molti colloqui negli ultimi anni a molti ragazzi provenienti da diverse parti del mondo. La maggior parte usciti dalle universita anche con dei master non sono pronti per essere introdotti direttamente in produzione se non perche hanno seguito di loro initiativa corsi al di fuori dell universita. Pultroppo ci sono anche molto aziende (principalmente in italia) che assumono solo sulla base della laurea e la qualita del software prodotto oggi si vede un po in tutti i settori. Dal punto di vista manageriale non ne parliamo perche e peggio. Io consoglio a chi vuole diventare un developer engineer di intraprendere un percorso di specializzazione privato che lo portera in 6 mesi a specializzarsi veramente su un topic come front end o backend o altro includendo i major framework utilizzati in produzione e gli sara facile ottenere un lavoro anche ben pagato. La scusa dei professori e sempre stata "ma io insegno le basi". Un semestre per imparare quello che puoi imparare in 1 o 2 settimane.
  19. @alainrk 17 novembre 2025 2
    Come ho scritto sotto a quel video di antirez, secondo me la cosa importante da capire è che OO, Polimorfismo ed altre di queste astrazioni ti danno spesso l'impressione di aver eliminato il problema sotto tutti i punti di vista. In realtà hai nascosto il problema sotto la sabbia, certo potenzialmente hai meno overhead nella lettura del codice (e anche qui ci sarebbe molto da dire, l'astrazione specialmente quando eccessiva comunque porta con sé un costo di multipla indirezione nella lettura), ma qual è il costo? Sotto al cofano non c'è magia e quell'astrazione arriva con un costo, e non è mai lineare con quello che stai implementando perché quei costrutti sono generalizzati per servire ad un ventaglio di scenari. Alla fine ti ritrovi con qualcosa che costa computazionalmente di più, che non controlli completamente, e su cui costruisci i tuoi legittimi livelli di astrazione ma già "ingabbiato" da quelli sottostanti. Ci sono casi in cui questo è desiderabile e legittimo, ed altri dove conviene di gran lunga tenere le cose semplici, uno switch case come in quel caso è leggibile, guardo il codice e non ho nessun dubbio di cosa sta succedendo e di come funzionerà il mio programma a runtime.
    1 risposta
    1. @giuseppecristiano9006 12 gennaio 2026
      NO SWITCH CASE NOOOO STRATEGY PATTERNNNNNN NNNNNN LA STESSA INTERFACCIA FA TUTTTTTO
  20. @paololobello 19 novembre 2025 1
    3:28 si hai ragione ci hanno fatto pensare che se sai programmare in OOP sei figo e fai cose buone e perfette. In realtà pochi mesi fa ho comprato un corso di javascript fatto da un americano californiano e ha spiegato con esempi concreti per cui è meglio uno anzichè l'altro e perch farlo. Nella programmazione è importante fare capire i limiti di prigramamzione e non dare tutto ah perfetto funziona fine. L'aspetto sicurezza aspetto compatta i dati aspetto di rete? aspetto kernel aspetto driver ? Tutti argomenti mai trattati e se devi essere un programmatore completo devi saperle a mio avviso e io non so farle ma non mi considero un programmatore completo dal punto di vista professionale al massimo junior se così mi posso definire.
  21. @linusgates555 16 novembre 2025
    intanto quel pezzo di carta ti apre il mondo a metà, vai ovunque, io ho perso un posto da programmatore e sistemista perchè non ho master(post dottorato) + certificazioni
  22. @alfgt82 18 novembre 2025 1
    Da ing informatico ti do i mie 2cents: tanta teoria spesso inutile con costrutti di ereditarietà utilizzati poi 0 volte in 9 anni di lavoro su gestionali Microsoft dove a malapena la OOP era rispettata con i metodi set/get. Ho dovuto rivedere il mio modo di strutturare il mio codice per sopravvivere
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 18 novembre 2025
      Si, tutta la parte dí ereditarietà è super esagerata nelle tipiche trattazioni universitarie
  23. @BurninVinyl 17 novembre 2025
    Infatti in un colloquio di lavoro una delle aziende mi disse che molti li prendono dai corsi di formazione europei (con stage in azienda). Saluti.
  24. @Gianla. 18 novembre 2025
    Il mio esame di ingegneria del software è stato praticamente una serie di dogmi da seguire in Java. Io ho fatto informatica con l'obiettivo poi di specializzarmi in cybersecurity, come sto facendo con la magistrale. Ho sempre avuto un approccio un po' più "pratico", informatica, invece, mi è sembrata molto più scientifica piuttosto che tecnica come corso di laurea. Si insegnano algoritmi, paradigmi, metodi formali e matematici come se fossero sempre veri e utili per risolvere varie classi di problemi, salvo che poi di pratico si vede ben poco. Ingegneria del software non è stata diversa, una infinità di design pattern, component and connectors e diagrammi che non so quanto bene possano descrivere un problema che sia reale e non astratto... per una qualsiasi libreria, ad esempio, le cose studiate non vanno bene, perché si parte dal presupposto che il programma che vogliamo strutturare sia sequenziale, che parte da un input e finisce con un output, quando in realtà le cose sono più complesse. Ho preso 30 e ho fatto tesoro di queste conoscenze ma dubito che le userò.
  25. @diobrando7642 26 novembre 2025
    Vedo tanti commenti che ti danno ragione, io andrò contro corrente ma non troppo. Sono uno studente di informatica (triennale) in dirittura d'arrivo, non posso dire di avere avuto docenti completamente diversi da quelli che descrivi, ma allo stesso tempo vedo pochissima voglia di approfondire da parte dei miei pari, che spesso si limitano ad assorbire mnemonicamente ciò che basta per passare l'esame del caso (cosa che posso capire per alcuni corsi, meno per altri) Sono il primo a dire che l'università dovrebbe incoraggiare attivamente gli studenti a fare diversamente, a informarsi ulteriormente, ma sicuramente non possono certo puntargli una pistola alla testa. C'è anche da dire che la programmazione nell'informatica è uno strumento, non credo che dovrebbe essere il fine, sicuramente ci sono pochissime persone che nella loro carriera lavorativa incontreranno una rete di Petri, ma questa disciplina è così bella proprio perché è varia, e credo che sia più importante fare le cose "inutili" proprio all'università, quando sei giovane, perché per imparare a fare hai tutto il tempo del mondo
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 26 novembre 2025
      Guarda su molte cose che dici la penso come te, quindi non è un andare contro. Prima cosa non ho parlato degli studenti qui, quello è un'altro discorso proprio. Inoltre, io dico di insegnare come implementate un gioco come DOOM. Secondo te un datore di lavoro la considera utile come cosa? Ovviamente no. Ci sono argomenti e argomenti.
  26. @robertonarciso03 26 agosto 2026
    completamente d’accordo con te sul discorso dell’ingegneria del software, esame fatto a gennaio scorso, uscito con 28 mi pare, non è stata neanche accennata l’idea della programmazione. Progetto + orale, tutto estremamente teorico, ma cosi tanto che sembrava quasi un esame stereotipato al max di economia. Miliardi di metriche, acronimi, metodi vari, relazioni, uml infiniti ecc… (ovviamente come dici non avrei una minima idea di dove iniziare a mettere mano se mi venisse messo davanti una roba da progettare)
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 27 agosto 2026
      Guarda sto lavorando ad una piattaforma che aiuta proprio persone come te, la rilascio le prime settimane di settembre. Sarà basata su project learning ma con progetti significativi, poi tra breve ne parlo meglio :) Mi dispiace dell'esperienza ma possiamo e dobbiamo fare di meglio, quindi spero che tra qualche mese la piattaforma ti sarà utile anche a te per imparare effettivamente cose interessanti. Grazie della condivisione!
  27. @seppiano 17 novembre 2025 1
    Mi trovo in linea col pensiero tuo e di Antirez sul fatto che la programmazione debba essere approcciata in maniera organica. Penso anche però che la parte di progettazione prima di mettere mano al codice, magari anche con l'ausilio di qualche diagramma in UML, abbia la sua ragione d'essere. In questa fase, più che prevedere il futuro in maniera immotivatamente esagerata come è richiesto in alcuni contesti, un dato diagramma può darti un punto di vista diverso sul sistema che evidenzia un corner case che dal punto di vista del codice magari non è immediato da riconoscere. Just my two cents 🙏🏻
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 17 novembre 2025 1
      I diagrammi sono molto utili per analizzare i protocolli di rete, ad esempio. Hanno un loro ruolo, sicuramente. Sono i diagrammetti delle classi con gli attributi basic che sono abbastnza inutili. E da quello che ricordo era proprio ciò che si faceva all'uni. Poi ovviamente un esperto utilizza qualsiasi strumento per quello che è: uno strumento.
  28. @alealba2383 18 novembre 2025
    Chi insegna di norma è indietro, dal punto di vista della conoscenza Pratica sul campo, quindi insegna in modo dogmatico e tanto per non dire castronerie.
  29. @LuigiConforti-l1o 16 novembre 2025 4
    Sono uscito dall'università ad informatica con 30L in Ingegneria del software e programmazione e 110 e lode e posso confermare che sono andato in panico diverse volte quando dovevo programmare qualcosa di vero anche per hobby. Tra l'altro conosco solo la OOP e sento che è estremamente limitante per il mio pensiero. Hai consigli pratici da dare a persone che sono uscite dall'università e conoscono solo la OOP pensando sia l'unica e sola soluzione alla programmazione?
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 3
      Guardare altre persone programmare senza seguire necessariamente i vincoli imposti dall'OOP. Antirez è un esempio, qui sul canale puoi vedere tanti altri esempi di programmazione fuori dal mondo OOP. Se capisci l'inglese vediti Handmare Hero di Casey Muratori, vediti le live di Jonathan Blow in cui parla di programmazione. Di recente c'é stata la conferenza "Better Software Conference", ci ho fatto un video al riguardo, ottimi spunti
  30. @lorenzoamorelli 16 novembre 2025 3
    quando ho fatto io l'università avevo il primo esame di programmazione 1 in cui si imparava a usare il C e si faceva programmazione funzionale nella seconda parte del corso. Con l'ordinamento di adesso si parte insegnando javascript e typescript. Io ricordo le nottate passate a sbattere la testa sugli output di valgrind e non riesco a capire come gli studenti di adesso possano capire a fondo anche solo il problema dei leak o dell'allocazione dello spazio in memoria
    5 risposte
    1. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 3
      La sensazione che sto avendo, confrontandomi con altre persone, anche con alcuni docenti, è che la qualità sembra stia diminuendo, perché le università sono incentivate ad avere sempre più studenti
    2. @lorenzoamorelli 16 novembre 2025
      ​@esadecimalenon mi capacito però di come un calo della qualità possa essere visto come un incentivo per il nuovo studente 🙁
    3. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 2
      @lorenzoamorelli Mi è capitato insegnare agli studenti, (ne voglio parlare in un video futuro), e purtroppo molte persone all'uniersità non voglio veramente imparare quella materia. Ci vanno perché sono spinti da famiglia etc. Ma poi quando si entra nel "tecnico" molto spesso faticano a fare anche le cose più semplici. Ovviamente non è generalizzato questo statement ma è molto molto comune da notare.
    4. @gabrielegonnelli8673 20 novembre 2025
      Da noi facciamo solo Java 😢 mi sto pentendo
    5. @lorenzoamorelli 20 novembre 2025
      ​@gabrielegonnelli8673dove studi?
  31. @IgorilBarbaro 9 dicembre 2025
    Io ho la terza media, quindi non proprio qualcuno che diresti che sa programmare anche solo un hello word, qualche giorno fa ho visto un video di un ragazzo americano che ha mostrato come implementare un password manager in python, in poche parole implementava il tutto con Fernet e una classe, quindi object oriented; io pero mi sono messo (sempre con Fernet) e sono riuscito quanto meno a modificarlo e riscriverlo con sole funzioni, ed è stato un bel esercizio. Non sarà ottimizzato al massimo, e ho la certezza che si può fare di meglio, ma almeno mi sono messo da solo a capirne i concetti, leggere come funziona e cosa fa la libreria per capire come approciare il probblema a modo mio, perché come mi ha insegnato il buon Antirex, la programmazione è a tutti gli effetti un'arte.
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 9 dicembre 2025
      Hai fatto bene! L'importante è ottenere queste proprie conquiste, è già un ottimo risultato :)
  32. @arancedisicilia75 24 novembre 2025
    Sono d' accordo con il senso generale di quello che dici nel video, sia sul fatto che la cattiva didattica puo' essere dannosa oltre che inutile, sia sul fatto che l' approccio universitario e' spesso molto teorico e con poca aderenza alla realta' e agli use case reali. Ci sono pero' dei discorsi da fare, in verita' molto soggettivi, ma in parte astraibili a un carattere piu' generale. 1) L' Universita' non ti fa diventare un bravo programmatore, o un bravo ingegnere, o un bravo architetto e cosi' via; ti dovrebbe dare i mezzi per seguire la giusta via per diventare bravo nella tua professione. Le lezioni sono una piccola parte del bagaglio. Molto piu' importanti sono ad es. gli scambi con i colleghi, i gruppi di studio mirati a un interesse particolare. E anche le esperienze umane soono fondamentali, anche nelle materie piu' teoriche e astratte. 2) 9 volte su 10, il professore di informatica e' uno che si preoccupa di seguire un programma di insegnamento in modo organico, quindi teorico, e probabilmente ha studiato per questo, ragione per cui non sara' un "vero" programmatore. Del resto, chi ha dedicato la vita alla programmazione "seria" non ha voglia di insegnare, ma di programmare o, nei rari casi in cui ha vena imprenditoriale, di farsi la sua azienda. 3) L' Universita', ahime, e' un organismo politico prima che sociale, per cui il dirigente ideale non e' quello che ha competenza tecnica, ma quello che riesce a procurare fondi e instaurare contatti con altri organismi simili. E' triste se vuoi, ma cosi' e' sempre stato. Uno come antirez ha raggiunto quel livello perche' si e' sempre dedicato a esplorare e approfondire gli ambiti che lo interessavano, e quando si trattava di sviscerare un argomento, il fatto di non dover studiare per sostenere un esame lo rendeva libero di guardare ai problemi da prospettive diverse. Quando cresci con questa mentalita' sin da bambino, a un certo punto ti trovi naturalmente in una posizione di vantaggio, e sei sempre in prima fila quando affronti nuovi problemi. Altrimenti non inventi l' idle scan quasi per gioco.
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 24 novembre 2025
      Tutto quello che dici è corretto, ma se vogliamo veramente costruire qualcosa di significativo come società è tempo di guardarci allo specchio e capire che possiamo fare molto per migliorare le cose. Accettare uno stato di realtà altamente poco efficace, secondo me, è limitante. Con questo non sto dicendo che bisogna cambiare tutto e subito, ma che bisogna almeno iniziare ad instaurare discorsi di questo tipo. Poi, in realtà, non penso siamo pronti come cultura ad integrare del feedback per migliorare, ragion per cui è da decenni oramai che il paese sta più o meno fermo sotto varie statistiche. L’unica vera speranza di questo paese sono le iniziative private, le singole persone (non il sistema), che comunque hanno un effetto assai limitato, se non si organizzano in modo strutturato.
  33. @federico347 22 novembre 2025
    Premetto che non conosco nello speicifico la tua esperienza o quella di altri qui nei commenti ma sono in parte d'accordo. Nella mia esperienza che un prof dicesse "X è meglio di Y, punto" non mi è mai successo, anzi ci hanno sempre detto che non si deve mai ragionare in questi termini e bisogna essere critici. Per quanto riguarda la programmazione ok che andare a vedere cosa ha fatto un prof indubbiamente aiuta a capire se sa programmare oppure no, ma anche lì dobbiamo stare attenti. I professori non sono programmatori d'azienda. Sono professori che fanno ricerca e spesso i loro progetti sono per l'appunto di ricerca, il che li rende molto diversi da progetti professionali che un'azienda rilascia ad un pubblico. Facendo la magistrale sto incontrando gente che ha fatto triennali diverse dalla mia e devo dire che i nostri background sono molto diversi. C'è uno che fa siti web da dio perché in triennale quello gli insegnavano. Uscito dall'ambito siti web non sa fare niente. Io non so fare niente al livello professionale ma imparo qualsiasi cosa in breve tempo e senza alcuna fatica perché riesco a mappare skill ampie e generali che ho imparato in triennale a qualsiasi problema mi si para davanti.
    3 risposte
    1. @esadecimale Autore 22 novembre 2025
      Qui per programmare ovviamente non sto parlando di siti web, ma di altre cose: compilatori, interpreti, sistemi operativi, engine di database, engine di videogiochi, etc. Mancano quelle abilità nel contesto universitario, almeno io raramente le ho viste da parte dei docenti. Non è che i docenti devono sapere tutto, sia chiaro, ma il problema sembra essere sistemico: non c'é quasi nessuno che sa programmare cose low-level signifiative (ripeto, ben oltre i siti web con i framework JS alla reactJS et simila). I problemi che ho menzionato sopra non sono banali. Con le competenze di base che offrono le università si fa fatica a risolverli e ad implementarli in modo corretto. Perché? Perché le università non hanno veramente trattato questi argomenti. Sempre ovviamente parlando in media, poi magari hai il prof illuminato che ti fa vedere una engine regex, e allora lì la tua esperienza sarà molto diversa. Molti dicono che è giusto così, che i professori si devono occupare di altro, etc. A me sta cosa non mi fa impazzire, dato che ci sono tanti argomenti che avrebbero senso da essere trattati all'uni perché al lavoro mica li vedi molto spesso, tipo come implementare un piccolo compilatore in C per eseguire su, che ne so, un processore ARM. Sono progetti che al lavoro sono ritenuti "Inutili", ed in università non si fanno, e questo è un limite, perché sono progetti molto stimolanti. Ed infatti la mia critica non è da intendere "i professori non sono programmatori di azienda". La mia critica è: le università insegnano la programmazione di base, ma proprio di base, e non si fanno cose sofisticate come quelle che ho menzionato in alto. Poi, se conosci una università in cui ti fanno vedere come implementare un piccolo interprete LISP, come fare una piccola DB engine da zero in C o in RUST o in qualsiasi altro linguaggio, come si implementa la fisica di un videogioco senza engine, o come si implementa una engine di raycasting, e via dicendo ( questi sono piccoli esempi per dare l'idea), fammelo pure sapere, perché quella sarebbe un'uni molto figa imo. L'idea che vendono all'università per cui "noi ti insegniamo la teoria, poi tu impari la pratica", è solo parzialmente vera, perché ti posso assicurare che su questi problemi che ti sto menzionando c'é un gap enorme tra teoria e pratica, e se ci provi seriamente a farli questi problemi capisci che la teoria non basta. Detto questo le basi matematiche offerte dall'università sono molto importanti, ed infatti io comunque la consiglio come percorso.
    2. @federico347 22 novembre 2025
      Io penso che ci sia anche da fare una bella distinzione tra triennale e magistrale. Io in triennale ho fatto 3 progetti in C, uno in ARM e uno in Java abbastanza corposi ma su problemi fantoccio che andavano solo a simulare problemi reali. Ma questo è normale che sia così, d'altra parte avevo appena imparato quei concetti ed è ovvio che li metta in pratica in modo banale. Per quanto riguarda il progetto del compilatore sono d'accordo che sia un bel progetto sotto molti punti di vista ma è un progetto da magistrale. Da noi per esempio c'è il corso di compilatori, ma uscito da lì sai fare compilatori, punto. E infatti è in magistrale in un indirizzo con tutta roba relativa a quel tipo di ambito. Uscire invece dalla triennale che sai fare un compilatore o un regex engine o un physics engine ti forma in modo estramamente verticale. Perché sono cose talmente specifiche e non banali che il corso dev'essere specifico su quelle, altrimenti non le impari. Ma per uno studente che inizia è a mio parere limitante e dà un visione molto ristretta di cosa sia la programmazione e cosa puoi fare. Devi anche tenere di conto che i progetti hanno bisogno di tempo e un'università piena di progetti per quanto figa in teoria, spesso è infattibile in pratica. Comunque secondo me abbiamo avuto eseperienze molto diverse ed è sempre interessante sentire altri punti di vista.
    3. @esadecimale Autore 22 novembre 2025
      @f@federico347 Mi trovi d’accordo sul condividere punti di vista diversi e sulla sua importanza. Personalmente non ritengo i progetti da me menzionati come “verticalizzanti”, perché in realtà ti insegnano cosa significa programmare cose non banali di basso livello, che all’università appunto si vede poco. Ovviamente non voglio forzare il mio punto di vista sulle cose, non è quello il mio obiettivo, però se prendiamo uno studente medio, anche di magistrale, e gli chiediamo di implementare queste cose, avrebbe non poche difficoltà. Se per “verticallizanti” intendi progetti veramente difficili, sono d’accordo con te, sono difficili come progetti. Ma non ti limitano in nessuno modo. Anzi, semmai è il contrario: uno studente che non implementa mai queste cose penserà che sono difficili se non impossibili da implementare, e passerà la vita pensando questo. Chi invece si scontra con questi problemi, e capisce come affrontarli, ha una visione più vasta di cosa significa implementare sistemi non banali da zero. Poi ovviamente sul quando affrontarli ne possiamo discutere, se in triennale o magistrale. Pero la metrica oggettiva che per me ha senso è: chi fa quelle cose, sa anche fare altro, ma non vale il viceversa. Ergo, non sono verticalizzanti, come lo è ad esempio il webdev.
  34. @d.2968 17 novembre 2025
    Non ho fatto l'università ma ho sempre desiderato farla, l'ho sempre immaginata come un luogo in cui condividire conoscenza, conoscere persone, scambiare opinioni, accrescere se stessi attraverso il confronto. Inoltre ho sempre pensato che l'università ti dia un metodo strutturato, un ordine, ti metta a disposizione le risorse necessarie per lo studio dell'informatica e dell'ingegneria del software. In poche parole, un luogo in cui trovare le risposte. Non è così, i problemi che descrivi sono reali, ed è giusto matenere sempre un approccio critico verso il sistema, così come anche verso noi stessi. Purtroppo gli studenti di facoltà come Informatica o Ingegneria devono fare uno sforzo in piu e cercare le risposte e il metodo anche fuori dalle università, ma non vorrei che passasse il messaggio che l'università sia da evitare in toto. Inoltre, se hai delle risorse, di qualsiasi tipo, che siano siti web, altri canali youtube (come quello di Casey Muratori) o telegram, libri che ritieni validi, per favore condividili. Grazie
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 17 novembre 2025 2
      Sono d'accordo con te, la mia critica non significa che l'università sia da evitare, ho fatto un video in passato in cui consigliavo l'università, e tutt'ora comunque la consiglio. Il mondo del lavoro è anche peggio da questo punto di vista. Ma dei due, ha più senso criticare l'università. Perché? Perché l'università dovrebbe essere il luogo del sapere. Invece nello stato attuale delle cose è una bolla, completamente distaccata dal mondo reale. E questo crea un sacco di danni ai giovani che poi escono e cosa fanno? I soliti lavori in consulenza.
  35. @molecular_deer 16 novembre 2025 4
    Mi ritrovo molto nei problemi che hai descritto. Sono al primo semestre di Informatica e mi aspettavo un corso di Java coinvolgente, ma purtroppo sta risultando l’esatto contrario. Il problema principale è che le lezioni sono eccessivamente nozionistiche: invece di rendere il linguaggio più comprensibile, riescono in qualche modo a renderlo ancora più astratto e distante dalla pratica. Trovo anche assurdo che, in un dipartimento di Informatica, non vengano messi a disposizione dei computer e, di conseguenza, l’esame venga svolto interamente su carta. A peggiorare la situazione, si è costretti a utilizzare una libreria del libro di testo che, invece di semplificare l’apprendimento di Java, finisce per complicare ulteriormente le cose, risultando persino controproducente. In pochi giorni su Internet, ho imparato molto di più che in settimane di lezioni universitarie.
    7 risposte
    1. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 1
      Una cosa figa di Java è proprio la JVM. Ultimamente ad esempio ho utilizzato clojure per gestire alcuni elementi della mia infrastruttura. E clojure è un linguaggio LISP-like che però sotto utilizza la JVM. Molto figo, penso di farci un video al riguardo. Per il resto si, per fortuna ci sta internet.
    2. @marce3893 16 novembre 2025 3
      ma perché ti fanno cominciare con Java? è peggio di quello di cui parliamo qui: almeno si dovrebbe dare per assodato che un corso universitario introduttivo alla programmazione debba essere in C (on in C++ usato alla C). poi che ti shillino l'OOP dal secondo anno fino alla fine degli studi, questo è purtroppo lo stato delle cose di tutte le università (anche se la possibilità di scegliere corsi più interessanti io per esempio l'ho trovata, ma ognuno avrà il suo mileage). Ma cominciare con Java, che non solo è a oggetti, ma è anche fortemente opinato riguardo a questa scelta, è davvero un crimine. e per giunta si pone già ad un livello di astrazione non ovvia dalla macchina (quale variabile sta nello stack? quale nell'heap? quando queste vengono rilasciate? etc). c'è un grande leap tra il modello di Von Neumann e Java, che va colmato solo conoscendo C e penso che conoscere C sia anche di maggior beneficio per apprendere i linguaggi funzionali, proprio perché è più vicino alla macchina, e quindi meno opinato, sebbene tanto distante quanto Java dall'essere funzionale, perché ti permette di avere un'idea generale del costo delle astrazioni operate in ambito funzionale, o in qualsiasi altro paradigma. Java offusca tutto questo
    3. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 1
      @marce3893 D'accordo con te.
    4. @molecular_deer 17 novembre 2025 1
      Me lo chiedo anche io. Molti concetti vengono introdotti e dati per assodati fin da subito, senza però spiegare davvero cosa significhino. Inoltre, dato che la pratica di scrittura del codice è quasi assente, è difficile farsene un’idea concreta. Bisogna davvero mettersi d’impegno per riuscire a orientarsi in un ambiente così ostico all’apprendimento.
    5. @marce3893 17 novembre 2025
      @molecular_deer Segui il corso di programmazione in C di Sanfilippo "durante il tempo libero". metto le quotes perché non è assolutamente facile da seguire, neanche per me che ho studiato Fondamenti di programmazione in C. Nel frattempo, chiedi a ChatGPT o Gemini il significato di alcuni concetti di Java che non ti sono chiari... purtroppo nei limiti in cui ti potranno rispondere senza che esse ti causino ulteriori dubbi, che alla fine richiedono la conoscenza di C per essere risolti... Ripeto che per me è davvero assurdo cominciare con Java, ma dalle Università italiane mi aspetto di tutto (perché anche io ho dovuto sopportare la mia dose di 'proposte formative' assurde)
    6. @alessiodaini7907 18 novembre 2025
      Java, un linguaggio veramente orribile a basso livello...
    7. @GiovanniGiustoRight 19 novembre 2025
      Primo semestre Java, veramente una pessima scelta
  36. @albertocolautti 18 novembre 2025
    Da noi al primo anno della triennale nel corso di programmazione è stato utilizzato il linguaggio funzionale Scheme... Ti do ragione, è tra i migliori linguaggi per iniziare a programmare (non a caso il professore che teneva il corso era ricercatore nell'ambito della didattica per l'informatica)
    2 risposte
    1. @esadecimale Autore 18 novembre 2025
      Posso chiedere che università?
    2. @albertocolautti 19 novembre 2025
      ​@esadecimaleuniversità di Udine
  37. @riccardopasqualetto8098 22 novembre 2025
    Ciao Esadecimale , mi consiglieresti delle risorse (libri, video, ecc..) e che linguaggio per approciarmi alla programmazione. Grazie in anticipo
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 23 novembre 2025
      A breve uscira un video sull’argomento 👍🏻
  38. @pochopsp 16 novembre 2025 3
    non si può fare di tutta l'erba un fascio, all'esame di "Linguaggi di Programmazione" alla Federico II di Napoli si vedono tutti i vari paradigmi principali (oggetti, procedurale, funzionale, addirittura logico - prolog). Non esiste un meglio o un peggio generale, esiste un meglio per un certo use case e un meglio per un altro. Una delle cose che spesso si dice all'università di informatica è appunto "dipende"
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 3
      Ed infatti nessuno ha fattio di tuta l'erba un fascio. Ma ciò che scrive non entra in contraddizione con quanto detto. Quello che ho detto io è che le università non portano progetti di una complessità significativa per imparare effettivamente cosa significa programmare. Mostrare i vari linguaggi di programmazione va bene, mostrare i vari paradigmi va bene. Ma se per ogni paradigma ci si ferma agli esempi più banali, ha poco senso no? Dire "dipende" a vuoto è abbastanza inutile perché è banale come considerazione.
  39. @michele4426 16 novembre 2025
    video molto interessante, hai delle persone da consigliare di seguire per migliorare nella programmazione oltre a salvatore sanfilippo? Grazie
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 16 novembre 2025
      La maggior parte sono americane o comunque internazionali. Ti consiglio un podcast: WookashPodcast. Vengono intervistate un sacco di persone che fanno cose super interessanti nella programmazione. Considerala una grande lista di gente interessante.
  40. @bersi3306 17 novembre 2025 2
    Senior SWE here. Per i paradigmi, quello che conta è ciò che chiede il mercato del lavoro. Il motivo per cui all'università insegnano OOP (piuttosto che procedurale, funzionale) è perché il mercato del lavoro chiede quello. Esplorare è sempre divertente, però sconsiglierei fortemente a un junior (o peggio) di imparare paradigmi totalmente fuori. L'idea è di porvi un progetto interessante, apparentemente irraggiungibile (nel mio caso fu un engine grafica, in java) e provare mese dopo mese a realizzarlo. Così imparate OOP, e avete qualcosa da mostrare durante il colloquio.
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 17 novembre 2025
      Il fatto però è che se prendi uno uscito ieri dall'uni comunque non è pronto per il mondo del lavoro perché anche l'OOP viene trattato con esempi iper banalizzanti. Cioé qui il discorso non è neanche tanto l'OOP, ma anche il modo in cui l'OOP viene spiegato: con esempi persona-studente, per capirci. Per il resto, è triste pensare che l'università debba essere vincolata alle richieste del mondo del lavoro, perché l'università, idealmente, dovrebbe essere un luogo formativo a 360 gradi. Ovviamente molti professori usano questa come "scusa" per giustificare il fatto che non fanno cose interessanti.
  41. @meMetallo 18 novembre 2025 1
    Quello che dici sull'università è troppo legato alla tua esperienza. Sicuramente manca un po' l'idea di fare ingegneria del software non a oggetti, ma sia a Bari, che a Bologna ho avuto docenti che ci hanno insegnato altre prospettive o ci incuriosivano nel ricercarle
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 18 novembre 2025
      Sicuramente posso far riferimento alla mia esperienza, ma lavoro anche con persone di diverse età che mi raccontano cose simili, stessa cosa che si vede nei commenti. Quindi si, mia esperienza, che però racconta qualcosa di palesemente più grande: l’istruzione informatica fa fatica a dare del valore aggiunto. Nulla contro l’istruzione matematica invece, quella è molto utile e forte nelle università
  42. @dillon1977 17 novembre 2025
    Sono un perito informatico prima ed un ing elettronico dopo. Se hai un solido background tecnico e soprattutto teorico dall' università e/o se l' università da cui esci è solida non hai alcun problema a switchare nel mondo reale e a programmare "serio". A mio parere è quello che fa la differenza. Poi magari una tesi sperimentale di sicuro non guasta. My 2 cents
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 17 novembre 2025
      Quando sei uscito dall’università? Per curiosità
  43. @CleverCode 16 novembre 2025
    Molto interessante
  44. @godrac 24 novembre 2025
    ho letto che hai studiato a tor vergata, io ho preso un mese fa la triennale in informatica li e sono tuttora indeciso se valga la pena o meno iscrivermi alla magistrale o cercare lavoro e continuare ad imparare con progetti personali, cosa ne pensi?
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 24 novembre 2025 1
      purtroppo non mi sento di dirti se fare X o Y. Ti posso al massimo raccontare la mia storia: ho fatto la magistrale, e all’inizio ero molto deluso, poi anche frequentando dei corsi di ing del software ho imparato tanto, e quindi in ultima analisi nel complessivo sono soddisfatto. Di ing del software in particolare ho seguito Advanced Operating Systems e Computer Newtork Security. Considera che il secondo non me lo avevano neanche messo nel piano di studio (anche se era assolutamente in tema con quello che stavo facendo). Quindi, a livello oggettivo, valgono le seguenti cose: 1. Se prendi la magistrale in modo serio, e sei già molto indipendente, puoi fare la magistrale, ma devi assolutamente studiare per conto tuo, perché secondo me il corso di per se è troppo carente, almeno quando ci ero andato io (finito nel 2022). Quindi vedi la magistrale come una finestra di tempo ulteriore. Io mi sono seguito più corsi al di fuori del ridicolo sistema dei CFU solo per imparare. 2. Se invece pensi che non riuscirai a sfruttare quel tempo da solo in modo significativo allora meglio non farla. Come vedi non c’è una scelta migliore, tutto si riduce al modo in cui gestisci il tuo tempo.
  45. @migliodev 17 novembre 2025 2
    Ciao, ottimo video! Ho appena iniziato l'università in Informatica e vorrei costruirmi delle solide basi fin da subito. Sono molto interessato a vedere come programmatori esperti approcciano e risolvono i problemi. Hai qualche altro canale (Inglese o ita) da consigliare? Per ora sto usando un approccio il più pratico possibile e mi piacerebbe molto fare pratica su progetti veri su Github ma da studente alle prime armi fatico a trovare cose alla mia portata e avere un'ottica project-based, Grazie per i contenuti utili che condividi!
    2 risposte
    1. @esadecimale Autore 17 novembre 2025 3
      Casey Muratori, Jonathan Blow, Wookash Podcast, Tsoding Live, raysan. Guardati i contributi della conferenza “better software conference” (ci ho fatto un video al riguardo).
    2. @migliodev 17 novembre 2025
      ​@esadecimale Grazie mille per l'aiuto e i consigli🙏
  46. @paperellacinese 19 novembre 2025
    Triennale di Ing. Informatica al Politecnico di Torino, ci sono dei professori di Cristo per quanto riguarda la programmazione imo
  47. @ingframin 19 novembre 2025
    Io devo ammettere che i nostri corsi erano buoni all’università. Un po’ semplificati in alcuni aspetti ma non ho avuto la brutta esperienza che hai avuto tu. E ho studiato all’università della Calabria, non ad Harvard 🤷🏻‍♂️ I professori non spendono tempo a programmare ma a gestire il gruppo di ricerca e scrivere progetti. Sono i dottorandi e i postdoc che fanno il lavoro tecnico. Quello che i professori devono spiegare è l’idea teorica. Spetta agli esercitatori e agli studenti fare pratica. Secondo me non hai le idee chiare su come funziona l’università.
    1 risposta
    1. @migliio 19 novembre 2025
      Nel video non si parla della ricerca, ma della didattica. I professori hanno tre aspetti da gestire nel proprio lavoro: ricerca, didattica e terza missione. Per cui i docenti non hanno il solo compito di "scrivere progetti" e "gestire il gruppo di ricerca", ma anche di erogare della didattica all'altezza e al passo con i tempi.
  48. @CodeIsMagic89 16 novembre 2025 1
    Concordo, fin quando non metti mano ad un software, soprattutto complesso, certe cose sono difficili da capire ed al università non vedi casi reali e codice complesso, almeno nel mio caso cosi è stato.
  49. @matteomelloni4994 20 novembre 2025
    Dove hai fatto informatica? Al politecnico di Milano è fatta abbastanza bene mi sembra
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 20 novembre 2025
      Tor Vergata. Ma su molte cose mi ha formato, specialmente la parte matematica e di strutture dati. Qui sto parlando di una cosa specifica, la programmazione. Ti faccio esempi pratici: - engine regex - interprete di un linguaggio custom - piccola physics engine 2d - chess engine - mini shell - mini kernel Questi sono progetti molto formativi. Ovviamente ce ne sono tanti altri, ma in generale questi raramente sono fatti all’uni. C’è chi pensa che va bene cosi, ma poi quando si esce si fa fatica a fare cose di questo tipo. E questo limita la vera innovazione tecnologica che possiamo produrre nel paese. Poi ripeto, non tutte le uni sono uguali, quindi cambia molto da uni e soprattutto dai singoli prof che ti becchi
  50. @someone4842 22 novembre 2025
    Non ho mai riscontrato questo tipo di problemi nella mia università. Mi chiedo, quindi, se la responsabilità ricada davvero sull’istituzione oppure sugli stessi studenti di Informatica, che talvolta faticano a comprendere come la disciplina non si esaurisca nella programmazione, ma la superi ampiamente. Nel video si fa riferimento quasi esclusivamente a materie orientate alla programmazione, tralasciando completamente gli insegnamenti teorici, come ad esempio la teoria della computazione. Se si adotta una prospettiva così ristretta, è naturale concludere che l’università non possa raggiungere i livelli descritti nel video, il tempo è limitato e il programma è già estremamente ricco. Per introdurre altri contenuti pratici, sarebbe necessario eliminare materie fondamentali come Algebra, il che non avrebbe alcun senso, poiché l’Informatica non è costituita soltanto dalla programmazione. Anzi, quest’ultima rappresenta probabilmente la componente meno significativa dell’intero percorso formativo. Inoltre la magistrale tende a preparare gli studenti per il mondo della ricerca, non per il mondo lavorativo.
    3 risposte
    1. @esadecimale Autore 22 novembre 2025
      In realtà ho semplicemente detto che la programmazione è spiegata male. Thats it. Non c’è mica bisogno di togliere altre materie. Era una critica molto puntuale ai pochi corsi di programmazione che si fanno. Per migliorare l’istruzione di tutti, ovviamente. Nessuno ha mai parlato di rimuovere altre materie… Il concetto di “superare la programmazione” non significa molto. Ma se pensi che un informatico non deve programmare, semplicemente abbiamo visioni diverse. E va bene cosi
    2. @someone4842 22 novembre 2025
      Il mio discorso non era rivolto solo a te, ma anche a chi nei commenti ha proposto cose poco realistiche. Sulla programmazione spiegata male, come hai detto, dipende molto dall’università, io non ho avuto questo problema, quindi non posso giudicare. Quando dico che l’informatica “supera la programmazione” non voglio sminuire il codice, ma ricordare che ci sono molti aspetti teorici e concettuali: teoria della computazione, algoritmi, sicurezza, AI teorica, sistemi e ricerca accademica. Tutte cose che spesso non richiedono di scrivere codice. Non penso che un informatico non debba programmare, ma penso che non tutto il percorso si basi su quello, banalmente chi diventa ricercatore poche volte dedica la vita a programmare. La programmazione si può imparare con constanza anche senza affrontare un percorso universitario, a mio parere è tutto ciò che sta dietro a fare la differenza, tra un programmatore ed un informatico. Ormai mi sono reso conto che basta parlare di programmazione perché molti dicano “oddio, finalmente qualcuno che fa informatica vera!”, e per me questo non significa assolutamente nulla. Come informatico, trovo davvero triste vedere questo modo di pensare. Ci tengo a sottolineare che il commento non era contro di te, ti ho iniziato a seguire e molti dei tuoi video li trovo interessanti. Volevo solo precisare, soprattutto per chi non è del settore ma sta pensando di intraprendere questa strada, che l’informatica non è solo programmazione. C’è molto, ma davvero molto di più. Per esempio, si potrebbe anche proseguire con una magistrale in computazione, un percorso praticamente tutto teorico, per poi pensare magari ad un dottorato.
    3. @esadecimale Autore 22 novembre 2025 1
      @someone4842 Sono d'accordo con te sul fatto che c'é molto di più, ed infatti ho portato e continuerò a portare anche argomenti più teorici. Trovo soltanto abbastanza inutile quando la teoria è applicata in modo insensato a cose su cui si sa veramente poco, come ad esempio l'ing. del software. Preferirei a questo punto una università che non prova neanche a dirti come scrivere come in modo serio, semplicemente perché è meglio non dire niente che dire delle cose che non si applicano allo stato di realtà. Questo per dire "teoria computazionale"? Ok, giustissima e anzi materia importantissima da studiare all'università. Perché però mi metti anche ingegneria del software? Quando è palese che i professori non sanno scrivere codice? Non ti sto dicendo che DEVONO sapere come scrivere codice. Ti sto dicendo: perché far finta di? Rispetto alla percezione popolare dell'informatica, è una tematica molto complessa, su cui ci sarebbe molto da dire
  51. @albertobacchelli9659 20 novembre 2025
    Mi dispiace molto che la tua esperienza di programmazione all'università non sia stata buona; spero si tratti di un problema limitato alla tua particolare esperienza, per quanto sfortunata.
  52. @x_KernelPanic_x 18 novembre 2025 4
    L’università vi dà i mezzi e il modo di pensare, ma se non andate oltre spontaneamente, non approfondite, non sperimentate, non vi serve a nulla, in quel caso è meglio un istituto tecnico. All’itis programmavo in linguaggio macchina (1998) ma solo con l’università ho capito cosa facevo davvero. Ha aumentato il mio livello di 10 volte. Anche in quel caso però il mondo del lavoro segue un percorso diverso. La fortuna è stata quella di lavorare a un progetto universitario con metodologie di progettazione e sviluppo reali. Un’altra cosa che non serve a nulla è ingegneria informatica. Inoltre ingegneria del software e programmazione sono due cose diverse, come un architetto e un muratore che lavorano ad una casa.
    2 risposte
    1. @godrac 24 novembre 2025
      sinceramente il problema non e' il non aver voglia di imparare fuori dall'uni, il problema e' la mancanza di tempo, occupato per studiare e prendere il foglio di carta che oltre ad una forma mentis lascia poco altro
    2. @x_KernelPanic_x 24 novembre 2025
      @godracti do una brutta notizia, bisognerà approfondire, studiare, sperimentare per conto proprio tutti i restanti giorni della tua vita finché lavorerai nello sviluppo software oppure verrai lasciato indietro in tempi molto brevi, ma tanto c’è l’AI che lavora per te, vero? Sarà allora che rimpiangerai di non avere una forma mentis perché faticherai il triplo nel poco tempo libero rimasto. Poi per carità ci sono pure i geni ma sono rari.
  53. @05_christian 16 novembre 2025 3
    perfettamente d'accordo... purtroppo me ne rendo conto solo ora al terzo anno, ma ciò che ti lascia un corso in cui vengono semplicemente scorse delle slide (come tutti i miei corsi) è veramente poco e nulla, te le studi solo per passare gli esami...
    11 risposte
    1. @playsuper5008 16 novembre 2025
      Infatti io al 3 anno si conoscono alcuni linguaggi so la matematica ma mi sento come se non sapessi fare nulla
    2. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 3
      È una sensazione che ho vissuto pure io. Il mio consiglio: internet. C'é ancora un sacco di gente interessante da cui imparare. Sicuramente in questo l'università sta fallendo, e non poco, e bisogna fare altro. Questo è un po' il mio obiettivo, ovvero quello di offrire qualcosa di effettivamente utile. Ma sono solo all'inizio e c'é veramente tanto da fare, quindi nel frattempo veramente, internet è la chiave. Ovviamente il 99% dei contenuti sono in inglese. Prova a guardare il WookashPodcast, un sacco di gente interessante passa lì
    3. @esadecimale Autore 16 novembre 2025
      @playsuper5008 Il problema è che non ti fanno mai vedere cose interessanti con i vari linguaggi. A me avevano fatto vedere C, python e Java, con qualcosina di prolog. Il problema è che erano tutte cose basi. Zero progetti interessanti.
    4. @playsuper5008 16 novembre 2025
      ​​@esadecimalesi infatti solite calcolatrici e cosa base che letteralmente fanno all'itis, non dico di fare un progetto grande ma far vedere qualche progetto più interessante. Basta pensare che vi sono persone che finita triennale non sanno usare git. Un mio amico in magistrale in cyber security sta facendo solo teoria pochissima pratica, ha detto spera che nel mondo del lavoro farà qualcosa di interessante
    5. @TH3STORM3R999 16 novembre 2025 1
      @playsuper5008 è quasi impossibile che alla magistrale non faccia roba pratica. Lavoro senza basi pratiche non lo troverà mai o per lo meno lo trova ma in consulenza e si ridurrà a fare PPT o Excel. Deve studiare su THM o HTB per avere le basi tecniche/pratiche per superare i colloqui, dove di teoria ti chiedono poco ma solo ragionamento pratico.
    6. @playsuper5008 16 novembre 2025
      ​@TH3STORM3R999lui studia da autodidatta perché fanno poco di pratica non credere che all'università ti facciano fare le CTF Al massimo qualcosa base base
    7. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 1
      @TH3STORM3R999 specialmente nel contesto della cyber, è molto probabile che si faccia poco di pratico. Poi ovviamente non è cosi in OGNI luogo, ma in media in italia stiamo messi male nel contesto cyber nello specifico. Ovviamente piattaforme come HTM e HTB sono ottime, ma per essere veramente efficaci dovrebbero essere incluse in un corso / percorso di formazione, con qualcuno di esperto che ti aiuta ad utilizzare nel modo migliore. Ripeto non c'é bisogno di generalizzare, ma in media l'esperienza che percepisco, che mi scrive un po' di gente, è che si fa veramente poca pratica, e la pratica che si fa è abbastanza elementare. Poi vai nel mondo del lavoro e ti trovi il colabrodo super complesso tra backend frontend e mille componenti in mezzo, e nessuno ti ha lontanamente formato a pensare a questo tipo di complessità
    8. @playsuper5008 16 novembre 2025
      ​​@alessandronoseda618io consiglio di farla ma imparare anche al di fuori dell'università, poi se già si lavora nell'ambito telematica e via. Per determinate facoltà è obbligatoria
    9. @saxer981 16 novembre 2025
      La mia università è differente, parlo del corso di laurea in informatica. Progetti pratici ben strutturati e complessi in tutte le materie importanti per lo sviluppo: C/C++, Java, python, database dalla progettazione all'implementazione, sviluppo di videogiochi in Java e c++. Progettazione e sviluppo in team per ingegneria del software, sviluppo e laboratorio di intelligenza artificiale... Il top!
    10. @hexdump1337 16 novembre 2025
      @saxer981 Be sembra una figata, ti posso chiedere che uni è?
    11. @saxer981 20 novembre 2025
      ​@hexdump1337università della Calabria, unical
  54. @giovannisardisco4541 16 novembre 2025
    0:28 un linguaggio stack based, a cosa si contrappone? Script based?
    4 risposte
    1. @giovannisardisco4541 16 novembre 2025
      So che potrei fare la domanda altrove (LLM), ma forse può aiutare chi ha lo stesso dubbio o aiurktare te a spiegare delle cose in video che magari sembrano scontate ad un occhio esperto. Poi, se è troppo dummies la domanda e time consuming rispondere, mi taccio ed eviterò di fare domande del genere in futuro e me lo vado a cercare 😅
    2. @johnnythemountain7970 16 novembre 2025 1
      Maggior parte dei linguaggi usano solo ed esclusivamente variabili per passare i date a strutture di controllo o espressioni, la manipolazione dello stack è fatta da istruzioni inserite dal compilatore I programmi in forth per esempio sono molto spesso in forma "point free"
    3. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 3
      @giovannisardisco4541 Ma si ci sta interagire, a prescindere se LLM possono rispondere o no. Comunque stack based significa che la memoria utilizzata dal programma è una stack. Questo impone vincoli di accesso: puoi estrarre solo l’elemento in cima. Ma vuol dire che maggiore efficienza. La maggior parte dei linguaggi non è stack based ma implementa un accesso RAM, inteso come random access memory, cioe la memoria è una mega tabella di valori e tu accedi a questi tramite indirizzi o alias di indirizzi (ovvero le variabili)
    4. @giuseppecristiano9006 12 gennaio 2026
      ​​@giovannisardisco4541la memoria di lavoro si divide in due parti lo stack e lo heap. In uno risiedono quelli che in c# si chiamano tipi di valore (struct, Int, e le variabili primitive). Lo stack legge le variabili in ordine FIFO(First in first out). Puoi immaginarlo come una pila di piatti. Vuoi pescare il 3o, quindi dovrai prima sollevare(pop) i primi due. L heap invece é la parte di memoria dove vengono salvati i tipi di riferimento (oggetti/istanze di classi) e vengono letti a partire dall indirizzo (pointer) che indica un spazio di memoria nell heap assegnato all oggetto.
  55. @titaniumtrain 16 novembre 2025
    Non sono più un giovanissimo ma vorrei avvicinarmi al mondo dell'informatica con focus sulla sicurezza ma non ho francamente idea del percorso in termini di acquisizione di nozioni per poter padroneggiare questo aspetto in maniera proficua, aiuto?
    4 risposte
    1. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 1
      Conoscenze di base informatiche sono fondamentali. Quindi: sistemi operativi, networking e programmazione base. Impara utilizzando Linux. Poi esplora i protocolli di rete. E fai anche qualcosa di programmazione. Una volta che hai le basi in queste tre cose, puoi procedere con argomenti verticali sulla sicurezza informatica. Ad esempio nel mio corso introduttivo alla sicurezza informatica, assumo comunque un minima conoscenza proprio di queste tre cose: sistemi operativi, networking e programmazione. Di queste tre le più importanti sono sistemi operativi e networking. Quindi, nuovamente: impara bene linux.
    2. @matteo679 16 novembre 2025 1
      Se non hai alcuna base di programmazione, non farti troppi problemi e inizia semplicemente a studiare un linguaggio qualsiasi; l'obiettivo, a questo punto, è semplicemente apprendere le basi alle quali si fa riferimento nella parte iniziale del video. Esplora un minimo e decidi tu se iniziare con Python, Java, C... io ti direi di partire con quello che "a pelle" ti incuriosisce di più.
    3. @titaniumtrain 16 novembre 2025
      ​@esadecimale ho cominciato ad usare Arch Linux e Mint. Quindi su quello ci sono già (il terminale mi affascina ma appunto, non conosco bene il mezzo e non riesco a sfruttarlo come vorrei, davvero frustrante)
    4. @alessiodaini7907 18 novembre 2025
      impara prima a programmare ad un livello basso, C++ è un buon punto di incontro, secondo me, ma anche C è un linguaggio dignitoso, se poi vuoi sperimentare linguaggi ad alto livello o decidere di spostarti a basso livello. In generale penso che C++ e C sono ottimi per avere una maggiore comprensione delle basi delle reti e dei sistemi operativo, obbiettivo che devi raggiungere per ottenere i requisiti(e non è affatto semplice) per intraprendere una specializzazione. Consiglio C++, perché puoi nello stesso linguaggio approcciarti all'OOP
  56. @davidedt 16 novembre 2025 1
    Ti seguo e sono iscritto ma non capisco il titolo del video, premetto che non l’ho neanche visto perché dal titolo per me non ha alcun senso, cioè non esiste un’università per programmatori, esiste l’università per informatici.
    4 risposte
    1. @esadecimale Autore 16 novembre 2025
      La frase che hai scritto non argumenta molto. Hai usato termini “informatici” e “programmatori” senza definire cosa intendi. Questa è una delle cose più ripetute all’università purtroppo.
    2. @davidedt 16 novembre 2025
      @esadecimale dal titolo si evince chiaramente su come un corso di laurea in informatica all’università non renda uno studente un buon programmatore, come se uno studente in informatica dovesse essere necessariamente un buon programmatore o sbaglio? Per informatica intendo tutto ciò che riguarda l’elaborazione e la trattazione dell’informazione, e non riduttivamente alla programmazione.
    3. @esadecimale Autore 16 novembre 2025
      @d@davidedt non capisco perché si parla della programmazione come se fosse una cosa volgare. Si parla di “riduzione” alla programmazione. Ma scusa cosa fa un informatico se non programmare? Fammi un esempio di un ottimo informatico che non sa programmare. Quello a cui ti stai riferendo ha un altro nome e si chiama matematico. Si, un matematico non necessariamente deve saper programmare. Ma un informatico sì, altrimenti ci si riduce alla matematica e si fa altro.
    4. @esadecimale Autore 16 novembre 2025
      @davidedt Inoltre, se utilizzi il termine informatico in modo cosi amplio, praticamente non ha senso, perché vuol dire tutto o niente.
  57. @vittoriostirparo8165 24 gennaio 2026
    parole santissime
  58. @giuseppefontana5471 16 novembre 2025 2
    da neolaureato in ingegneria informatica non sono totalmente d'accordo. E' vero che spesso i professori si fissano su cose che nella pratica raramente danno problemi, tipo i diagrammi ER e UML per la progettazione dei database (che comunque sono utili da conoscere), la leggibilità del codice, l'esposizione orale agli esami, la matematica ecc...Però io adesso sto frequentando un corso di formazione per full stack developer e a volte intuisco più cose di un senior con 5 anni di esperienza pur non avendo mai lavorato. Ad esempio molti web developer che non hanno fatto l'università non sanno un bel niente della gestione della memoria, del PCB di un processo, dei thread, dell'ottimizzazione delle prestazioni dal punto di vista computazionale. Invece i senior che lavorano da tanti anni con linguaggi di basso livello non sanno un bel niente di linguaggi interpretati, programmazione ad oggetti ecc.... Io ho una marcia in più rispetto a loro perchè ho imparato le basi di entrambe le cose. Ok, magari loro sanno come risolvere quel specifico bug che gli è capitato x mesi fa. Ma pure io se ci sbatto la testa lo risolvo. Capito il discorso? Io imparo più in fretta e mi adatto più in fretta di quelli che non hanno fatto il mio percorso perchè mentre loro erano focalizzati sul loro mestiere io mi facevo una visione più d'insieme su come funziona il calcolatore in tutte le sue parti e ho acquisito un metodo di studio e un linguaggio tecnico e passo da un linguaggio all'altro in meno di una settimana. Loro invece si fossilizzano su cose banali tipo la sintassi che quella è non ci puoi fare niente, bisogna solo impararla. Poi dipende cosa devi fare. Se vuoi fare le web app o il sistemista per tutta la carriera va bene anche non andare all'università ma se vuoi avere la libertà di passare da Web Developer a AI developer, a Data Analyst, a System engineer, a CyberSecurity e a lavorare con Arduino e Raspberry Pi ecc... conviene investire 3 anni all'università secondo me.
    3 risposte
    1. @esadecimale Autore 16 novembre 2025 3
      Non sono contro l'università, ho fatto in passato un video in cui la consiglio. Quello che sto dicendo qui è una cosa molto specifica: le università non ti insegnano a programmare. Ti insegnano altro. Ma non a programmare. E i bootcamp? I bootcamp sono un'altra storia, e hanno altre limitazioni. Tra i due preferisco l'università senza ombra di dubbio, ovviamente. Eppure, oggi come oggi non c'é una terza soluzione che riesca a prendere le parti migliori di questi due mondi. Vorrei creare un qualcosa del genere, anche per far vedere esattamente cosa "critico" all'università. Però ecco ci vuole del tempo e tanta fatica.
    2. @emipiz2663 17 novembre 2025 1
      @esadecimalediciamo che ad unire le parti belle dei due mondi ci pensa l’individuo (sono studente di Informatica, primo semestre secondo anno, media del 26.5 alla sapienza con 6/8 esami dati del primo anno, lavoro come FE dev per un’azienda di iGaming) L’università non ti insegna a costruire grandi sistemi, l’università ti insegna navigare le acque superficiali dell’informatica, se uno vuole diventare bravo in qualcosa deve immergersi e scendere in verticale su determinati argomenti
    3. @BurninVinyl 17 novembre 2025
      Il problema e' che non sei nella testa del senior. Il senior deve solo aggiungere pezzetti di conoscenza di cio' che magari non utilizza mai. <<Se vuoi avere la libertà di passare da Web Developer a AI developer, a Data Analyst, a System engineer, a CyberSecurity e a lavorare con Arduino e Raspberry Pi ecc... conviene investire 3 anni all'università secondo me.>> E' opinabile. LIbero di pensare che hai delle "solide basi" che ti permetterebbero sulla carta di fare questi saltelli. La realta' e' che non e' cosi', e' la personale attitudine che ti fa fare questo e l'esperienza sul lavoro. Da network engineer mi e' servito ricordare solo il modello iso osi (che poi nella realta' non viene considerato) il resto l'ho cestinato perche' non serve a lavoro e ho dovuto studiare cose nuove su corsi cisco/fornitet/palo alto. Quando passeranno gli anni, dimenticherai quello che non serve e affinerai quello che serve.
  59. @LeonardoVitale-dt6lw 18 novembre 2025
    non usi nessun llm per programmare?
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 18 novembre 2025
      uso uso, sono molto utili! In futuro penso di mostrare un po di integrazioni tra emacs e llm