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E tu, sei necessario? Riflessioni sul Gatekeeping

Guarda su YouTube → 11:44 31 dicembre 2025

Commenti 12

I commenti vengono da YouTube e sono aggiornati periodicamente.

  1. @paoloz1108 2 gennaio 2026 4
    I programmatori che conosco io infilano una marea di bug nel codice, e così avranno lavoro assicurato a lungo... Il problema è che non lo fanno apposta!!!
  2. @ivanomaras2776 31 dicembre 2025 14
    Il concetto di gatekeeping si applica perfettamente al diritto, forse più che a qualsiasi altra disciplina. Il linguaggio giuridico non è solo tecnico per necessità: storicamente è stato anche uno strumento di selezione ed esclusione. Chi padroneggia quel linguaggio accede al potere decisionale; chi non lo comprende ne subisce gli effetti. Nel diritto il gatekeeping opera su più livelli: Linguistico: il lessico e la sintassi giuridica creano una barriera d’ingresso. Non capire le parole significa non capire i propri diritti. Culturale: la tradizione millenaria (dal diritto romano in poi) rafforza l’idea che il diritto sia “per pochi”, per iniziati. Istituzionale: solo alcune figure (giudici, avvocati, notai) possono interpretare e applicare la norma in modo autorevole. Sociale: il cittadino comune è formalmente titolare di diritti, ma materialmente dipende da intermediari per esercitarli. Ed è qui che il paragone con l’informatica diventa interessante: l’informatica è giovane e il suo linguaggio tecnico nasce per far funzionare le macchine, non per escludere le persone. Il diritto, invece, pur regolando la vita quotidiana di tutti, ha mantenuto un linguaggio opaco che consolida il ruolo di chi “sa” rispetto a chi “non sa”. In questo senso il diritto non è solo un sistema di regole, ma anche un sistema di controllo dell’accesso: accesso alla comprensione, all’interpretazione e, in ultima analisi, al potere.
    2 risposte
    1. @esadecimale Autore 31 dicembre 2025 4
      Osservazione interessante. Il fatto è che possiamo parlare alle macchine in tanti modi e con tante intenzioni, non necessariamente una sola. Ovvero, ci sono modi di modi di parlare alle macchine e ciascuno sceglie il proprio. Alcuni modi cercano di fare gatekeeping, altri di aprire e condividere la conoscenza. Quindi ci sono entrambe queste forze in gioco. Posso scrivere lo stesso programma cercando di nascondere il suo funzionamento, oppure rendendolo esplicito. Se nascondo il comportamento solo chi ha sufficienti abilità di reverse engineering potrà capire il vero significato delle cose, esattamente come si applica nel diritto
    2. @ivanomaras2776 31 dicembre 2025 2
      ​@esadecimaleCondivido. Il tentativo è quello di non far comprendere gli altri...
  3. @valerio-314 1 gennaio 2026 4
    Bel video. Vorrei proporre un probabile nuovo contenuto. Trovo molto interssante scoprire il modo in cui le persone approcciano lo studio, il modo in cui studiano, gli strumenti che utilizzano, come archiviano le informazioni, se fanno schemi o altro, quando e come riutilizzano le informazioni acquisite. Mi piacerebbe molto capire il tuo metodo, credo possa risultare un contenuto molto interessante.
  4. @chepossofare 31 dicembre 2025 2
    In questo Go mi è stato maestro: ritorni semplici e tipizzati, codice non per forza breve ma zero magia nera (tranne rari casi ben commentati), sia nel mio stesso codice che nelle librerie di terze parti. Penso che finché non riusciremo a convincere le aziende del ROI nel medio termine su codice ben fatto non ci sarà mai voglia di ottenere qualità alla giusta complessità. Il gatekeeping è qualcosa di squisitamente nato nel mondo dei Javari a livello lavorativo, dove si son cagati sotto con la promessa (fallace) dell'OOP di intercambiare le classi, ora come ora lo vedo molto meno diffuso perché banalmente viviamo su un pancake di strati non comprensibili, quindi la complessità odierna per me è conseguenza del gatekeeping precedente. E per me sparirà quando attaccheremo la legacy.
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 31 dicembre 2025 1
      Non ho mai programmato troppo in Go, ma ho sempre apprezzato questo aspetto del linguaggio: la semplicità! Sicuramente lo voglio approfondire anche perché ha una libreria standard di crittografia applicata veramente potente e scritta bene
  5. @CrystalBit 1 gennaio 2026 2
    Totalmente d'accordo su tutti i discorsi, quello sulla complessità dei siti web risuona parecchio però con una mia esperienza recente che racconto come aneddoto: su una codebase web ho trovato degli script Node che necessitavano di Typescript per funzionare (quindi ts-node), erano dei wrapper typescript di librerie JS che aggiungevano pochissime feature ma rendevano opaca l'API per interagire con le librerie sottostanti perché spesso, nonostante fossero scritte in TS, non fornivano i tipi sugli oggetti di configurazione da passare alle librerie sottostanti che implementavano la funzionalità (che a volte erano lib JS, a volte erano tool già disponibili da riga di comando). Tutto questo approccio poi portava anche ad un alto tempo di startup degli script per via delle tante dipendenze (architettura sovra-ingegnerizzata) e della transpilazione TS->JS. Una delle prime cose che ho fatto è stata riscrivere questi tool in JS o puro bash script (il supporto a Windows non era necessario) riducendo la complessità di lettura del codice ed anche rendendo praticamente istantaneo l'avvio degli script. Purtroppo non credo nemmeno fosse voluto l'effetto "gatekeeping", credo solo che in molti casi lo sviluppo nel mondo web avvenga per seguire il trend del momento (TS, nuovo framework fiammeggiante, nuovo pattern reactive, ...) e non per una vera esigenza giustificata.
  6. @AnomaliA-ty2si 31 dicembre 2025
    Un argomento da approfondire interiormente, per poi estenderlo.Interessate.
  7. @angelorosa9534 1 gennaio 2026
    Secondo me il software è così complesso “semplicemente” perché c’è molta più gente che ci lavora attivamente rispetto al passato e c’è tanto codice da leggere dato che ogni giorno sbucano nuovi progetti. Leggere il codice è oggettivamente più difficile che scriverlo. Questo perché leggere il codice vuol dire immedesimarsi in un’idea altrui assolutamente al di fuori della nostra confort zone. Motivo per cui alle volte si trovano secondo noi progetti scritti meglio di altri, ovvero perché si avvicinano di più a come lo faremmo noi. Questo però, almeno per quanto mi riguarda, porta a dire che non esistono realmente codici scritti meglio o peggio. Esistono solo quelli che capiamo di più o di meno. Poi ognuno nel suo disordine ha il suo ordine, chi sono io per giudicare tutti i goto presenti nel kernel Linux quando per scrivere anche un singolo driver devi averci na capoccia non indifferente 😂
  8. @linusgates555 31 dicembre 2025
    ma dove stai che sta la neve?
    1 risposta
    1. @esadecimale Autore 31 dicembre 2025 5
      Video registrati un po' di giorni fa, ero vicino a Bolzano